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Carovana 2005: “Viaggi nel Viaggio” |
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La vita dei ragazzi di “Casa Emmaus” è scandita da appuntamenti importanti che si dispiegano durante l’arco della loro permanenza, per dare un senso e un obiettivo al loro programma di recupero. La Carovana è sicuramente il momento più atteso e arricchente. Ogni anno la Comunità (che è fatta dai ragazzi e dagli operatori!) diviene itinerante; si fa “carovana” ed il gruppo, come i “pionieri” del vecchio West, parte in bicicletta alla ricerca di un posto migliore per costruire la propria esistenza. Per i ragazzi di “Casa Emmaus” la ricerca del posto migliore è una ricerca interiore; è la scoperta di abilità sconosciute, di valori sopiti, di emozioni mai provate. Attraverso questo viaggio provano a riempirsi di tutti quegli strumenti che serviranno loro per costruirsi una vita senza droghe e alcol. Di seguito leggerete quattro riflessioni scritte dai ragazzi Anziani di Comunità (che si avviano alla fine del programma), alla conclusione della Carovana di quest’anno, che ci ha visti in Corsica per 18 giorni, durante i quali sono stati percorsi circa 400 Km. in bicicletta. Quando 2 anni fa feci la mia prima Carovana*, avevo piena la testa dei racconti degli Anziani di allora: la Carovana era un’esperienza importante e forte, a sentire loro, e anche gli operatori,e mi avrebbe dato spunti e un sacco di cose su cui riflettere e che in casa non sarei riuscito a cogliere. La Carovana, mi dicevano, è una tappa importante nel programma di ognuno, quindi anche del mio. Tornato a casa ( in Comunità) ebbi la sensazione di essermi perso qualcosa: per me non era andata esattamente così. In seguito ci misi molto tempo per riannodare i fili e i ricordi di quell’esperienza; pian piano mi resi conto di cosa era stata per me la Carovana. Il viaggio è un’esperienza molto personale, ma che in questo caso si fa con gli altri. Nessuno di noi pedalerebbe da solo per 500 Km., come ci sentiamo dire spesso, e nemmeno ce la farebbe. Nessuno di noi farebbe un bilancio scritto delle proprie esperienze passate per poi condividerle con gli altri; questo succede nei gruppi: si ascoltano altri viaggi nel viaggio! Le riflessioni dei ragazzi giovani sono quelle da cui trapelano più emozioni; è così ad ogni Carovana, anche quest’anno. La prima volta che fissai su una pagina (non lo avevo mai fatto!) la mia storia, fu come scaricarmi di un peso; ancora non capivo dove stavo e cosa stavo facendo di preciso, cosa volessero da me tutti quelli che mi stavano attorno e cosa volessi io da loro. Trovare le mie stesse paure nelle loro storie: anche questo era condividere. Più tardi capii che la storia di ognuno di noi è la storia di tutti. G. Franco In Carovana c’è un momento che devi ascoltare tutti. Il momento più bello e toccante è stato quando i miei compagni hanno letto le loro riflessioni, perché è solo in quel momento che conosci veramente un compagno. Mi ha colpito molto il racconto di L. che è un giovane di Comunità; mi ha colpito sentirgli dire che lui studia gli altri e se gli fanno del male lui gliela fa pagare. Mi è sembrato di sentire la mia storia e mi sono chiesto: come si può arrivare a pensare queste cose, come si può arrivare ad odiare? Ho pensato che ancora L. non ha capito che in Comunità queste cose non esistono; in Comunità ci sono solo persone che ti danno una mano. Quello che mi ha arricchito, quello che mi porto dentro da questa carovana ,è la soddisfazione di aver trascorso molto tempo insieme ai compagni e agli operatori, senza sentire la necessità delle sostanze stupefacenti. Partire in bicicletta tutti insieme è molto bello; si cammina insieme, si guardano posti meravigliosi: è impressionante quello che vedi qui in Corsica e che puoi condividere con il gruppo! Io ho sempre detto che non mi piace viaggiare, adesso ho cambiato idea e spero, quando avrò finito la Comunità, di poter fare altri viaggi come questo. Sì, perché la vita è bella; è bello vivere senza droga perché vedi molte più cose che poi non dimenticherai più. Sandro Questa che sta per finire è stata una Carovana molto ricca ed intensa per me, molto più di quella dello scorso anno , e non solo per il ruolo diverso che ho dovuto ricoprire, ma per la quantità di emozioni che mi ha trasmesso. È stato molto bello e a tratti toccante, ascoltare le storie che di volta in volta ognuno di noi aveva da raccontare; è stato significativo rendersi conto che potevano cambiare i nomi e le date, ma le problematiche e le difficoltà che ognuno di noi ha incontrato nella propria vita, erano le stesse. Ascoltando ho capito quanto sia stupido nascondersi dietro: “io sono fatto così!”, piuttosto che rendersi conto di quanto siamo simili nel dolore e nella sofferenza, e che si può imparate qualcosa anche dall’ultimo essere vivente sulla terra Forse questo può sembrare retorico, ma vi assicuro che non è così. In questi giorni, infatti, grazie a tutti voi, ho imparato quanto sia efficace e liberatorio sfogare il proprio dolore in un pianto, e come questa possa essere più un’espressione di coraggio, piuttosto che il segno di una debolezza. Ho capito veramente la sofferenza nel mostrarsi sempre adeguato e all’altezza della situazione. Ho provato il vero significato di divertirsi in compagnia, come ho sperimentato in prima persona quanto sia importante il gruppo per trasformare una giornata in positivo. Mi sento di dire ai compagni che hanno iniziato da poco il loro programma ,di non arrendersi alle prime difficoltà ma di reagire al proprio malessere, volta per volta, perché la motivazione e gli stimoli per andare avanti li troviamo dentro di noi, ma anche nel bagaglio del nostro compagno di viaggio. Gianluca
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